Claudio Corallo

Claudio Corallo
ImageSono nato a Firenze nel 1951, nel 1974, dopo essermi specializzato all’Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze, accetto un contratto per lavorare in Zaïre -attuale RDC- con un progetto di cooperazione. Durante un anno quel lavoro mi porta a percorrere la regione dell’Equatore.
Sono affascinato da quei luoghi ma non condivido la logica di certi programmi di “sviluppo”: dimissiono, ma resto in Zaïre.
Per due anni sono responsabile di una società che si occupava di acquisto, trasformazione ed esportazione di caffè. La parte tecnica mi affascina, ma solo quella. Sono sempre più attratto dall’idea di tornare a vivere all’interno del paese: questa volta per dedicarmi alla produzione, e nel 1979 dimissiono.

Compro due vecchie piantagioni di caffè praticamente abbandonate. Si trovano a pochi chilometri l’una dall’altra nel cuore della parte meno esplorata della foresta zaïrese: per raggiungerle percorro gli ultimi 95 km a piedi.
Costruisco una piccola pista di atterraggio; mia moglie mi raggiunge: é la prima donna bianca che vedono. Viviamo completamente isolati al centro di un’oceano verde. In piantagione riceviamo spesso visite di bufali, elefanti e leopardi.
L’indescrivibile forza di questa foresta é un’eccitante e costante presenza. Lavoro con entusiasmo su antiche varietà di robusta così dolci che molti esperti stentavano a credere trattarsi di questa specie.
Col degradarsi della situazione politica zairese, nel 1993 la famiglia deve lasciare il paese e si trasferisce a São Tomé e Príncipe di cui, per casualità, avevamo conosciuto l’esistenza e la storia.

 

Comincia allora la spola tra le piantagioni in Zaïre e queste isole dove intanto avevo iniziato a visitare le piantagioni: ed a cercare le piante che mi interessavano.

ImagePer il pericolo e il costo di quei viaggi aerei, comincio a spostarmi sui fiumi. Per ogni viaggio di andata e ritorno tra Kinshasa e le piantagioni, percorro più di 3.200 km in piroga a motore. In parte sono gli stessi fiumi descritti da J. Conrad in ‘Cuore di Tenebra’, poi entro in piú piccoli corsi d’acqua.
Sono un nuovo tipo di pendolare: questi viaggi un po’ estremi, che nessuno aveva ancora fatto, rinforzano in maniera inattesa quello che era giá un bellissimo e franco rapporto con quella gente che mi aveva visto crescere. E le radici del mio cuore, bevendo nei suoi fiumi, affondano ancora di più in quella foresta.
Nel 1998, con l’arrivo dei ribelli, devo lasciare precipitosamente la piantagione. I 1.650 km di fiumi questa volta sono deserti: si sente nell’aria una brutta tensione innaturale.

Nel 1997, a Prìncipe, ero riuscito ad acquistare la vecchia piantagione abbandonata di Terreiro Velho dove avevo ritrovato, inghiottite dalla foresta, le piante di cacao che cercavo: le discendenti di quelle introdotte nel 1819. Si erano riprodotte grazie al lavoro delle scimmie che, attratte dal profumo della polpa, per succhiarla, prendono i semi dai più bei frutti e, disperdendoli poi, creano tanti piccoli vivai naturali. Nel 1998, dopo anni di attesa ottengo, a São Tomé, la piantagione di caffè Nova Moca.
Anche questa in stato di totale abbandono.

 

 

In una zona pietrosa non raggiungibile dai trattori, avevo trovato una piccola concentrazione delle antiche varietà di Arabica che volevo. Grazie alla loro inaccessibilitá erano scampate ad uno dei numerosi “progetti di sviluppo” che, con l'intento di aumentare la produzione di caffé dell'isola, aveva rimpiazzato le vecchie piante con ibridi moderni più precoci e produttivi.
Oltre al sapore insignificante queste varietá non si adattavano, e morivano.

Da sempre seguo tutti i lavori nei campi e progetto, realizzo o modifico, i macchinari che ci servono per lavorare il nostro cacao e caffé. Ho fatto errori anche clamorosi ma, -magari non a caldo- ci rido sopra volentieri e ricomincio senza sgomentarmi.

Ogni parte del nostro lavoro mi appassiona, il mio cuore é peró nelle piantagioni dove le cure, la terra il sole e le piogge, creano i profumi dei prodotti. Le barche sono una mia grandissima passione, hanno sempre avuto un ruolo importantissimo nel nostro lavoro, e questo mi ha fornito una valida scusa per dedicargli diverso tempo. 

 

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